Istituto Nazionale di Fisica Nucleare
Sezione di Trieste

DSI

                                                                   

Nel rivelatore a deriva di silicio (Drift Silicon Detector) la carica prodotta dalla radiazione ionizzante viene condotta a velocità costante fino ad un ristretto numero di elettrodi di raccolta (anodi).

La misura delle coordinate spaziali del punto di impatto viene fornita dal tempo impiegato dalla carica per raggiungere gli elettrodi di raccolta (tempo di deriva) in una direzione e dalla segmentazione degli anodi nella direzione ortogonale.

 

Gli elettrodi di raccolta hanno dimensioni minime; ciò permette di ottenere basso rumore ed una ottima risoluzione energetica, oltre ad una risoluzione spaziale dell'ordine di 20 µm nelle due coordinate impiegando un limitato numero di canali di lettura.

1. Il banco di prova dei rivelatori a deriva che si basa su un laser infrarosso ad alta frequenza; un movimento meccanico di precisione ed un sistema di lettura con convertitori analogico-digitali ad alta velocità.

4. Immagine del dettaglio del rivelatore a deriva in prossimità degli anodi di raccolta, i piccoli rettangoli argentati (passo 200 µm). Sono anche visibili gli elettrodi che stabiliscono il campo di deriva

In questo tipo di sviluppo il Laboratorio di Trieste è uno dei più avanzati al mondo. Tra le diverse applicazioni dei rivelatori a deriva di silicio ci sono gli esperimenti con ioni pesanti (CERN - LHC, BNL-RHIC), che richiedono la capacità di analizzare un grande numero di tracce contemporanee senza ambiguità.

Si tratta di un rivelatore versatile; attualmente è in corso una collaborazione con il laboratorio CARSO (Centre for Advanced Research in Space Optics -Area di Ricerca, Trieste) per l'applicazione di questi rivelatori in astronomia.

     

5. Dettaglio degli anodi di raccolta e del partitore di tensione impiantato

6. Il rivelatore di grande area (7x8 cm2) attualmente in prova

 

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